Thursday, December 11, 2008

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David Kite: Like father, like son

He looks and walks and talks and laughs like his famous father, which is a good thing. David Kite, 24, is the son of golfing great Tom Kite, winner of 19 PGA Tour events, the 1992 U.S. Open and the hearts of golf fans around the world. With his father's easygoing style, the younger Kite grew up in Austin, Texas, but he played his college golf at the University of South Carolina.

Green earns SEC freshman of year

ATHENS, Ga. â€" Georgia receiver A.J. Green was voted the Southeastern Conference's freshman of the year by the league's head coaches, it was announced Wednesday.

Muldrow out with injury

COLUMBIA â€" South Carolina sophomore forward Sam Muldrow has suffered a left elbow sprain and will be out indefinitely, according to South Carolina men's basketball coach Darrin Horn.

Former Stingray Collins gets his shot in the NHL

Last Friday, Sean Collins was riding a stationary bike after practice when he got word that Hershey Bears head coach Bob Woods wanted to see him in his office. A million thoughts raced through Collins' mind as he made his way to Woods' office. Was he being sent down to South Carolina? Was he being traded?

Parcells masterminds Dolphins' turnaround

DAVIE, Fla. â€" The man with the familiar frown and fishy nickname observes practices from the sideline and games from a skybox. He brainstorms with his staff, spends hours studying film and prods players in private. He arrives for work early but, at 67, sometimes calls it a day around early-bird-special time. And while Bill Parcells goes about his business quietly, the Miami Dolphins' 8-5 record speaks volumes: Their first-year football czar might be having the best season of anyone in the NFL.










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Privacy advocates criticize map tool that shows photos

Google Street View has arrived in the Lowcountry and could be looking in your window. But don't close the blinds now. The mapping tool, which provides an eye-level photograph of a requested address, gathered its images here months ago.

Most shoppers cutting back on holiday spending, survey shows

WASHINGTON â€" If it makes you feel any better, you're not the only one keeping tight reins on holiday shopping. Fifty-three percent say they expect to spend less on holiday gifts than they did last year, according to an Associated Press-GfK poll released Wednesday. An additional 40 percent say they will spend about the same.

Home sales down; so are home prices

First, the bad news. Charleston-area home sales plunged a dramatic 46 percent last month compared to the same month last year, marking the steepest year-over-year slide since the local housing slump began. Only 435 homes sold during November, a figure so low that the Charleston Trident Association of Realtors, which tallies the figures, couldn't find a lower monthly sales number in its database, which dates to 2003.

Review sought for coal plant

The South Carolina Small Business Chamber of Commerce and the state Wildlife Federation said at a news conference that Santee Cooper has no outside body to oversee its operations the way the Public Service Commission regulates investor-owned utilities. Officials from the two organizations asked Gov. Mark Sanford and the other four members of the Santee Cooper Advisory Board to review the company's plan for a $1.25 billion coal-fired power plant along the Great Pee Dee River. Also on the board are the attorney general, the secretary of state, the comptroller general and the state treasurer. All are elected constitutional officers.

Commodities tick up, lifting stock market

NEW YORK â€" Wall Street resumed its rally Wednesday, rising moderately as investors saw rebounding commodities prices as a reason to snap up energy and materials stocks.










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Il Diluvio Universale? Avvenne in Galilea Secondo l'archeologo inglese Sean Kingsley fu un'onda killer che 7mila anni fa cancellò sei villaggi del Neolitico

«gli scavi del monte carmelo sono una solida prova per datare l'arca di noè»

Il Diluvio Universale? Avvenne in Galilea

Secondo l'archeologo inglese Sean Kingsley fu un'onda killer che 7mila anni fa cancellò sei villaggi del Neolitico

Dal nostro corrispondente  Francesco Battistini


GERUSALEMME – «E avvenne, al settimo giorno, che le acque del diluvio furono sopra la terra; nell'anno seicento della vita di Noè, nel secondo mese, nel diciassettesimo giorno del mese, proprio in quel giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande oceano, e le cataratte del cielo si aprirono…» (Genesi 7:10-11). Sopra la terra: ma dove? Proprio in quel giorno: ma quale? Da Indiana Jones in su, non c'è un fantarcheologo o un serio studioso che non abbia sognato di risolvere il dilemma del Diluvio Universale, il mistero dell'Arca, l'affascinante leggenda o la storica verità d'uno spaventoso tsunami raccontato non solo dalla Bibbia, ma anche dalla mitologia greca, dall'epopea mesopotamica di Gilgamesh, dalla tradizione indù, perfino dalle memorie di civiltà lontanissime come i Maya, gli Inca e gli Indiani d'America. Adesso, una nuova teoria s'affaccia dagli scavi del Monte Carmelo. E ci dice che un diluvio ci fu, eccome. Qui, in Galilea. Settemila anni fa, per la precisione. Un'onda gigantesca che cancellò sei villaggi del Neolitico, lasciando ancora oggi – dieci metri sottoterra – tracce di case, templi, tombe, cisterne, pietre tagliate.

«FU UN'ONDA KILLER» - «La più solida delle prove – dice Sean Kingsley, archeologo inglese – per datare l'Arca di Noè». Lo scavo non è nuovo, dura ormai da venticinque anni, ma la teoria sì. E Kingsley ne è così convinto d'averla pubblicata sull'ultimo numero del Bollettino della Società archeologica angloisraeliana, arrivando a contestare la prevalente scuola che invece fa risalire la memoria del diluvio alla fine della glaciazione e a un'esondazione molto più a Nord, fra Mediterraneo e Mar Nero: la scienza è orientata ad anticipare il disastro a novemila anni fa, quando il livello del mare si alzò di 155 metri e le onde coprirono una regione di 150mila chilometri quadrati. Fu allora, si pensa, che le acque dolci del Mar Nero si mischiarono al sale del Mediterraneo: «Un assurdo – ribatte lo studioso inglese -. Che cosa è più convincente, sotto il profilo scientifico? Un'alluvione del mar Nero, così lontano da Israele, che non ha lasciato segni? La leggenda dell'arca trascinata dai flutti e abbandonata sulla cima del Monte Ararat? Oppure questi sei villaggi, che furono travolti dalle acque nel cuore della terra biblica? C'è un cocktail di coincidenze piuttosto evidenti, tracce stratificate d'abitazioni. Questi villaggi non andarono perduti né per un terremoto, né per altri eventi traumatici: fu un'onda killer».

GLI SCETTICI - Kingsley elabora in realtà le ricerche di un altro archeologo, l'israeliano Ehud Galili, che vicino a Haifa ha diretto il recupero del sito di Atlit-Yam, uno dei sei villaggi neolitici, il più grande mai ritrovato nell'area mediterranea. E Galili è critico verso il collega: «Non c'è nessuna prova che queste case siano state abbandonate per un evento catastrofico. Nemmeno prove che ci sia mai stata un'onda assassina, nel Mediterraneo. Ci fu un lento innalzamento del livello del mare, sì, come dappertutto. È dallo tsunami che dura questa moda archeologica d'andare a caccia di megadisastri dell'antichità. Ma il modo in cui questi villaggi furono sommersi non fu drammatico e non può essere rimasto così impresso nella memoria d'antichi popoli, per millenni, come lo fu il diluvio». Kingsley ammette d'aver ceduto a qualche suggestione: «Sono ateo. Ho cominciato a studiare l'origine di Noè cinque anni fa, perché m'interessa come la mitologia sia entrata nella vita reale, come i cambiamenti climatici siano collegati alla Bibbia>. Piovve quaranta giorni e quaranta notti, narra la Genesi. E altre prove non se ne hanno, dice un altro archeologo, Shimon Gibson dell'Università del North Carolina, che pure ha dubbi sul legame fra insediamenti neolitici e racconti biblici: «Non sappiamo niente. È dimostrato solo che inondazioni massicce avvennero in questa parte di mondo. E quando le acque si ritirarono, rimase una paura millenaria. Mai dimenticata».

Francesco Battistini
Corriere.it

Clarence Seedorf alla vigilia di Juve-Milan, "Troppo odio, sembra una guerra" - "Il futuro di una nazione si gioca a livello educativo, il resto sono chiacchiere"

Alla vigilia di Juve-Milan, uno dei protagonisti dice la sua su razzismo e solidarietà
"Il futuro di una nazione si gioca a livello educativo, il resto sono chiacchiere"

L'altro calcio di Clarence Seedorf
"Troppo odio, sembra una guerra"

DI GIANNI MURA

L'altro calcio di Clarence Seedorf "Troppo odio, sembra una guerra"

Clarence Seedorf

MILANO - Seedorf, vogliamo parlare un po' di calcio e responsabilità sociale?
"Volentieri. Partiamo da un dato innegabile: il calcio dà una visibilità enorme e consente di lanciare segnali molto forti. C'è chi sfrutta questa possibilità, chi no, chi vorrebbe ma non sa come. Io credo che noi dobbiamo dare l'esempio e comportarci bene in campo, soprattutto pensando che ci guardano i bambini e che per natura i bambini sono portati a imitare i gesti. Cassano mi è molto simpatico, ma se dopo aver segnato un gol tira un calcio alla bandierina del corner e la rompe, e questo gesto le tv lo ripropongono decine di volte, c'è da scommettere che sarà imitato. E' solo il primo esempio che mi viene in mente, ma potrei parlare di sputi, gomitate, proteste eccessive. Finché siamo sotto i riflettori, il comportamento dev'essere serio e responsabile. Basta perdere il controllo per due secondi e si finisce su You Tube".

Ho letto del playground che ha realizzato in Olanda e mi ha colpito il fatto che ci siano spazi per i bambini e anche per i vecchi.
"Mi sembra una cosa logica. O ragazzi giocano a calcio o a basket, i vecchi a bocce. Sono partito dall'idea di riavvicinare le persone. Qui in Italia voi pensate che l'Olanda sia un paradiso per l'integrazione, invece è dura. Il playground è attaccato alla scuola dove ho studiato dai 6 ai 12 anni. La città è Almere, mezz'ora d'auto da Amsterdam, cioè una bella distanza, per l'Olanda. Io sono nato per crescere, mi dicevo fin da piccolo. Una volta cresciuto, e sapendo che il calcio mi ha dato moltissimo, cerco di rendere qualcosa. A dieci anni sono entrato nella scuola calcio dell'Ajax, in una situazione diversa da quella attuale".

E' vero che ai bambini venivano fatti occupare tutti i ruoli, per abituarli a sbrigarsela in ogni zona del campo?
"E' vero ed è una cosa utile. Io ho giocato in tutti i ruoli, tranne portiere e terzino sinistro. Una volta, da stopper, ho anche preso 8 nelle pagelle. Ma il numero che sento mio è il 10, lo stesso che avevo da ragazzo e che aveva mio padre Johan quando giocava da dilettante in una squadra di cui era anche allenatore e presidente".

Si direbbe che organizzare sia una cosa di famiglia.
"Mio nonno Frederick era figlio di uno schiavo. Le radici, da qualche parte in Africa, quasi certamente costa orientale. Non mi raccontava favole, non aveva tempo. Capirà, con 19 figli. E' morto a 96 anni, è stato in gamba fino all'ultimo. La via che porta al nuovo stadio di Paramaribo, inaugurato nel 2001, è intitolata a lui. E' stata la prima impresa in cui mi sono lanciato. Almere è la seconda. La città è cresciuta in fretta, con relativi problemi di malessere sociale. Dopo tre mesi di playground, il tasso di criminalità era calato del 30%. Adesso è frequentato anche dai musulmani, un po' restii all'inizio. In cantiere il progetto, già avviato, di Malmberg, vicino Capetown, In Sudafrica. Poi, forse, Djibuti e il Vietnam. Certamente Milano. Pochi giorni fa mi ha ricevuto il sindaco Moratti e mi ha dato pieno appoggio. Vorrei coinvolgere nel progetto, messo a punto dall'università Cattolica, sia il Milan sia l'Inter. So che nel sociale queste due squadre hanno progetti loro, come li ha Gattuso, come li ha Zanetti, come li ha Cordoba. Io penso che tutti insieme si possa fare di più e di meglio. E sarebbe utile anche per i tifosi, vedere un impegno comune".

In che senso?
"Nel senso che intorno al calcio in Italia c'è troppo odio, come in una guerra non dichiarata. Su una vittoria o una sconfitta si ricama per mesi. Per me non esistono nemici, solo avversari, e solo per il tempo della partita. Devo ringraziare chi mi ha dato una cultura sportiva, i primi maestri".

Si ricorda il primo, all'Ajax?
"Certo, Hermann Boorman. Di calcio non sapeva molto, tant'è che veniva dal ciclismo. Ma è stato fondamentale nella mia formazione. Quando dico che oggi è diverso, all'Ajax, è perché l'allenatore delle giovanili pensa già a quando diventerà allenatore della prima squadra. Invece Boorman non inseguiva promozioni e ci insegnava a stare insieme. Prima che istruttori, servono maestri di vita, tutor noi li chiamiamo. Nei playground sono presenti e pagati bene, perché è in questo settore che bisogna investire, altro che tagli. Serve una competenza specifica, passione e buona volontà sono importanti ma da sole non bastano. A livello educativo si gioca il futuro di una nazione, il resto sono chiacchiere. Guardi, io mi giudico un essere umano fortunato e so di non essere perfetto, nemmeno vorrei esserlo. Vivo con gli occhi aperti, so di non aver finito il mio percorso di crescita, anche spirituale".

Lei è credente?
"Credo in un Dio che non ha nome né colore. Lo cerco in me stesso e negli altri. Di più onestamente non saprei cosa dire".

Parliamo degli altri, allora. Secondo lei l'Italia è un paese razzista?
"Secondo me l'Italia è un bellissimo paese popolato in gran parte da bellissime persone. Non è un paese razzista, bisogna stare attenti a usare questa parola a proposito. Più circola la parola "razzismo" più si fa propaganda al razzismo. Io farei circolare la parola "integrazione". In Italia semmai c'è una forma di stupidità culturale che porta alcuni, insoddisfatti della propria vita, a un comportamento spregiativo e aggressivo nei confronti dei più deboli. Stupidi sì, ma non fino al punto di prendersela coi più forti. S'è visto mai, questo? I più deboli sono gli zingari, gli immigrati dai paesi poveri d'Europa, quelli che vengono dall'Africa, ma sono anche gli italiani poveri, i senzatetto come quello che è stato bruciato a Rimini. Non è razzismo".

Nel caso del ragazzo ghanese pestato a Parma dai vigili urbani, lei di che parlerebbe?
"In quel caso, di razzismo. Ma io sono contrario, se vuole saperlo, alle sanzioni dell'Uefa per i campi dove qualche spettatore intona cori razzisti, la squalifica più recente è toccata all'Atletico Madrid. Non trovo giusto che tutta una tifoseria paghi per il comportamento di pochi. Trovo giusto che si educhi uno stupido affinché perda un po' della sua stupidità. Aiutare, non punire. Oppure sì, punire, ma quando s'è fatto di tutto per aiutare".

Thuram non la pensa allo stesso modo.
"Ho il massimo rispetto per Thuram, direi che in fondo nessuno di noi due ha torto, perché abbiamo le stesse finalità. Io sono per l'educazione, non per la repressione. Già partire da un vivaio con tante etnie sarebbe utile. Se una squadra multietnica va bene, perché una società no?"

Lei ha tifato per Obama?
"Speravo che vincesse e sono felice che abbia vinto. Gli Stati Uniti hanno un passato triste, non esemplare. Credo che Obama incarnerà un potere dal volto umano e sarà un buon leader. Al di là della sua persona, è importante il voto degli americani. E' un voto che taglia col passato, che invita a guardare avanti con speranza, con fiducia".

A suo parere, cosa c'è da cambiare nel calcio?
"Bisogna sfruttare di più la tecnologia. Sensori, chip nel pallone, moviola a bordocampo".

Preferisce la tecnologia all'uomo?
"No, perché è l'uomo che ha creato la tecnologia. Preferisco una moviola a bordocampo che cento moviole per tutta la settimana, e mille sospetti e insinuazioni. Si potrebbero dare tre bonus a squadra, e in caso di fuorigioco dubbio lasciar proseguire l'azione e poi controllare. Ma la prima cosa da migliorare è l'aria che si respira sui campi. A me piacerebbe che la Federazione o il Coni, non so da chi dipende, cambiassero il regolamento e rendessero obbligatorio il terzo tempo. Se dobbiamo salutarci prima della partita, perché dopo no? Servirebbe a togliere un po' d'odio dagli stadi".

A Firenze si regolano così.
"Bravi loro, ma occorrerebbe imporlo su tutti i campi. Già che si parla di Firenze, chiedo: perché il minuto di silenzio per la scomparsa della moglie di Prandelli s'è fatto solo a Firenze? Prandelli è una bravissima persona, fa parte del nostro mondo, il suo dolore era anche nostro ma non abbiamo potuto dirglielo pubblicamente. Lo so, io sono quello che s'è rifiutato di mettere il lutto al braccio quando il ragazzo tifoso della Lazio è stato ucciso da un poliziotto. E sono vicino alla sua famiglia, da quando so come sono andate le cose. Ma quella domenica non lo sapevo, nessuno ci ha detto chi era morto, come e perché. Un lutto al braccio è un segnale forte, non trovavo giusto mettermelo automaticamente, come un robot. Un'altra cosa che farei, potendo, è di abbattere tutte le barriere dentro gli stadi. Chiamare tutti a una prova di maturità collettiva. Finché ci saranno gabbie, steccati, divisioni, ci saranno tifosi immaturi o emotivamente instabili"

Tornando ai playground, la sua fondazione si chiama Champions for Children. Quali altri calciatori ne fanno parte?
"Per ora solo io. Ma Champions è da intendere in senso più vasto, come campioni della vita, gente che ha avuto successo. Possono essere attrici, cantanti, industriali, per me non è importante. Importante è trovare i quattrini".

Si diverte ancora, in campo?
"Mi diverto, alla lettera, solo quando gioco da 10 classico dietro a due punte. Siccome non mi pagano per divertirmi ma per fare gli interessi della squadra, gioco più indietro. La mia evoluzione nel calcio è un continuo arretrare, ma va bene anche così, visto che il mio fisico me lo consente".

Cosa pensa di fare, dopo?
"Non ci penso. Mi sento ancora giovane e forte".

http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/sport/calcio/seedorf-razzisma/seedorf-razzisma/seedorf-razzisma.html?ref=hpspr1

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Nightline Tonight Wed., December 10, 2008

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Tonight on 'Nightline'
Dec. 10, 2008

Resignation Drumbeat

As President-elect Barack Obama calls for embattled Illinois Gov. Rod Blagojevich to resign, a letter is circulating among Democrats in the Senate, asking for the same. Until Blagojevich resigns, steps down or is thrown out of office, he remains the one with the power to fill Obama's vacated Senate seat, despite the federal bribery and fraud charges against him. At the same time, we're learning more about the unnamed Senate candidates listed in the criminal complaint -- including the identity of Candidate 5 as Jesse Jackson Jr. Blagojevich allegedly believed that Candidate 5 might be willing to offer something in return for the Senate post. Jackson's attorney confirmed he is Candidate 5, but at an afternoon press conference, Jackson offered a strong denial of any wrongdoing and said he will cooperate fully with federal prosecutors. ABC News chief investigative correspondent Brian Ross, who broke the Jackson story earlier today, is back with Day 2 of the Blagojevich scandal.

Mid-Air Collision

Two planes collided over Brazil in 2006 in what, at the time, was the worst plane accident in the country's history. In a commuter plane, 154 passengers perished. The seven passengers in the other plane survived. Tonight, in a Vanity Fair-"Nightline" exclusive, we've got the cockpit recordings that preceded the harrowing crash and the finger pointing that followed. ABC News correspondent David Wright reports.

Luxury Moviegoing

Just when the $12 ticket price at the local megaplex became too much of a financial burden to bear, another theater is upping the ante -- financial turmoil or not. Try $35 a ticket, $20 for a couple of glasses of wine, $17 for a crab cake appetizer, and $9 for cr�me Brule. It's a movie experience you may never forget. But can anyone afford it?

We hope you'll join us.

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