Thursday, June 11, 2020

Colonizzazione Italiana: La guerra in Libia del 1911 constitui il primo conflitto "mediatico"

Convegno all'Università di Tor Vergata sulla "copertura mediatica" della conquista italiana della colonia in Africa. Ritrovati nel museo di Porta Pia due filmati inediti. Un modello di comunicazione mai realizzato prima che anticipa lo sforzo propagandistico del regime fascista

Cento anni fa l'Italia dava il via, con la guerra di Libia, ad una delle pagine più controverse della sua storia. Per molto tempo quel conflitto è rimasto sepolto sotto il peso di altri momenti importanti del Novecento, prima fra tutte l'immediatamente successiva Prima guerra mondiale. Eppure quei due anni di campagna coloniale hanno cambiato radicalmente,  e non solo per l'Italia, il modo di fare e di raccontare la guerra. 
Per la prima volta l'innovazione nella tecnologia bellica, che fu enorme,  cedette il passo all'uso propagandistico della stessa. Corazzate, sommergibili, automobili, mezzi cingolati, draken ballon, dirigibili e perfino aerei (che in questo conflitto iniziarono a lanciare bombe), vennero infatti fin da subito affiancati, con l'intento di potenziarne l'effetto, da mezzi e strategie di carattere più strettamente mediale. Ecco dunque arrivare il volantinaggio sul nemico dall'alto (provato solo poche settimane prima nella guerra franco-marocchina), il radiotelegrafo mobile (usato qui per la prima volta in battaglia grazie all'arruolamento di Guglielmo Marconi come ufficiale "in servizio non effettivo"), la prima rete di servizi nazionali di Intelligence (a lungo creduta invece di formazione più tarda), la fotografia giornalistica (che grazie anche alla grande diffusione delle macchina Kodak trovò subito una grande estensione), il pezzo sulla stampa quotidiana (che arrivò a fagocitare insieme a brillantissimi reportage di guerra, anche decine e decine di lettere di soldati dal fronte, facendo emergere, in modo esplosivo, l'esistenza di una scrittura popolare), le canzoni a tema nazionalistico (ora anche veicolate dal nuovo strumento del disco) e soprattutto la presenza costante, sul teatro della guerra, di operatori cinematografici, un fenomeno questo che solo adesso trova un ampio spazio organico all'interno della comunicazione delle notizie belliche.

La colonizzazione della futura terra libica si trasformò, quindi, in un processo di comunicazione a due tappe dall'Oltremare  verso l'Italia e da questa verso il resto del mondo; diventando qualche cosa di più di una semplice avventura coloniale e arrivando a giocare un ruolo fondamentale in quella costruzione del senso di unità nazionale, che tendeva ad avvincersi intorno al tema del grande balzo tecnologico, del nuovo ruolo di protagonista dell'Italia nella scena della modernità.
Vari, com'è noto, furono gli interventi di importanti letterati italiani in lode di questa guerra, dal discorso di Pascoli alle canzoni di d'Annunzio alle prose sulla battaglia di Tripoli del futurista Marinetti, che arrivato come corrispondente del francese "L'Intransigeant", qui, per la prima volta,  vide in un sol luogo mitraglie, aerei, radiotelegrafi, e macchine cinematografiche, elaborando in breve quello che sarà il nucleo poetico dello "Zang Tumb Tumb". E vari furono anche gli interventi polemici o fortemente critici di giornalisti di rilievo come Papini, Prezzolini, Salvemini. Questo conflitto senza precedenti, ha però lasciato, anche al di fuori di sentieri battuti come quelli della grande letteratura, molte tracce di sé, in gran parte ancora inesplorate. Fra queste: fotografie, quotidiani, diari di guerra, lettere, canzoni di guerra e canzoni di protesta, cartoline postali, cine attualità e cine-cartoline, questo ultimo caso unico di cinematografie fatte per conto del Governo ai parenti dei militari rimasti in Italia per essere a essi proiettate nelle zone di guerra. Molte di queste tracce, tra le quali una pellicola ritrovata nel museo dei Bersaglieri di Roma (Porta Pia) e restaurata dalla Cineteca di Stato, verranno presentate nel corso del convegno, con l'idea dare la giusta importanza ad una guerra per troppo tempo dimenticata.
Fra il 28 dicembre 1911 e l'8 marzo 1911, vennero realizzate in tutta Italia, a titolo gratuito numerose riprese ai parenti dei militari in guerra. Esse avevano lo scopo preciso di venire proiettate a stretto giro di posta ai soldati impegnati sul fronte libico. L'iniziativa venne realizzata dalla Casa xinematografica Cines e promossa dal Ministero della Guerra (per volere del generale responsabile delle operazioni Carlo Caneva e probabilmente, dello stesso Giovanni Giolitti)
In quel periodo infatti, anche per la coincidenza con le festività natalizie, le caserme italiane vengono letteralmente subissate di lettere di madri e di familiari che chiedono notizie dei loro cari al fronte. Di questi  ragazzi, in patria, a causa del disordine postale dell'Italia del Primo Novecento e nella latitanza della struttura militare ancora impreparata per questo genere di evenienze, non si sa spesso più niente e che si teme siano morti o dispersi.
La notte del 24 dicembre, un telegramma partito dal Ministero della Guerra e della Regia Marina, informa tutte le famiglie  con congiunti militarizzati in Libia che, entro breve, inzierà una vasta campagna per la raccolta capillare di cinematografie di familiari da inviare al fronte.
Due giorni più tardi, sempre a mezzo stampa, le famiglie di Roma e Torino, le prime a beneficiare dell'iniziativa, vengono informate anche sulle procedure da espletare per parteciparvi. Il 30 dicembre, sempre nelle stesse due città, si realizzano le prime riprese, estese poi nelle settimane successive a varie altre parti del paese (Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Venezia, La Spezia). Durante le riprese i famigliari salutano i figli, i fratelli e i mariti lontani mostrando loro qualche piccolo ricordo della vita in patria o qualche oggetto importante: un fiasco di vino da bere al ritorno, figli nati o cresciuti durante la loro assenza e cartelli con messaggi affettuosi. Tutti gli strati sociali vengono coinvolti con la stessa attenzione. Al fronte, la notizia giunge velocemente, e molte sono le lettere inviate dai soldati ai quotidiani nazionali che testimoniano con quanta ansia queste cinematografie fossero attese. Non mancarono, soprattutto dalla parte dei socialisti, le polemiche: si riteneva infatti che potesse essere doloroso e di nessuna utilità mostrare ai militari impegnati in una guerra tanto dura, la serenità famigliare lontana. Le cine-cartoline ebbero un impatto importantissimo sulla percezione della prima guerra di massa che l'Italia, giovane nazione, affronta in terra straniera.
Immensa cartografia di facce e volti dell'Italia alla fine della Belle époque, le cine-cartoline non ebbero nessun seguito durante le guerre successive. Tutta via possiamo considerarle come le antenate di altre forme di comunicazione tra patria e fronte di guerra, come L'ora del Soldato degli '40 (trasmissione radiofonica che l'Ente Italiano audizioni radiofoniche dedicava alle forze armate ) o i più moderni contatti per mezzo di web cam tra i soldati e le famiglie a casa.
Purtroppo, ad oggi, di questi film, non rimane traccia, tuttavia grazie ad un attento lavoro di ricerca (svolto dall'Università di Tor Vergata) sui quotidiani nazionali, è stato possibile ricostruire con la storia di queste straordinarie lettere animate
Grazie alle notizie ritrovate sulla stampa dell'epoca che riportano traccia dell'intenzione della Cines e dalle altre case cinematografiche di donare tutti i materiali relativi alla guerra di Libia in loro possesso allo Stato maggiore dell'Esercito Italiano, è stato possibile individuare presso il Museo dell'Arma dei bersaglieri di Roma (Porta Pia) una pellicola di 15', colorata (imbibita), relativa alla guerra di Libia, ed in particolare al ruolo dei bersaglieri nell'impresa coloniale. La pellicola fu donato dalla Cines, già in forte rapporto con i militari, al museo nel febbraio/marzo 1912 seguendo l'esempio della Giorgio Films- F.lli Parodi di Genova che aveva donato al Museo, in occasione di una matinée speciale riservata alle reclute dei bersaglieri e tenutasi l'8 gennaio 1912 in occasione del  genetliaco della Regina Elena (presso il cinema Moderno di Roma), una cineattualità dal titolo Sbarco delle salme dei generali A. La Marmora e R. Montevecchio a Genova  (dedicata appunto al rientro in patria della salma del fondatore dell'Arma, il generale Alessandro La Marmora, morto di colera in Crimea e traslato nell'estate del 1911)
Questo piccolo fondo, destinato si disse allora, ad allargarsi con lo scopo di creare un "Museo vivente della storia passata e futura", rimase, pare, fermo a questi due soli titoli. Costituisce, tuttavia, la documentazione di un precocissimo tentativo, pioneristico a livello mondiale di costruzione di una cineteca/museo.
Della necessità di fondare degli "archivi cinematografici della storia", si parlò infatti (non a caso in ambito militare, con discussione che giunse anche in Italia) fino dal 1898, ma nessun azione in tal senso si concretizzò prima della fine della Prima guerra mondiale e le prime cineteche nazionali sorsero solo negli anni Trenta.
Attualmente il film, in ottimo stato di conservazione (fatto rarissimo, perché le copie delle cineattualità del tempo sono quasi tutti distrutti o incompleti), è in restauro grazie ad un'iniziativa promossa dall'Ufficio Storico dello Stato Maggiore (proprietario delle copie), L'Università degli studi di Tor Vergata (autrice del ritrovamento grazie al lavoro del ricercatore Luca Mazzei e alla collaborazione con l'Ufficio storico dello Stato maggiore dell'Esercito) e alla collaborazione fattiva con la Cineteca nazionale (responsabile del restauro).  Il film restaurato sarà pronto già dai giorni immediatamente successivi alla manifestazione.
Nel corso della giornata di studi interverranno: Nicola Labanca (Università degli Studi di Siena), Pierre Sorlin (Université Paris-Sorbonne), Coll. Antonino Zarcone (Capo Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito), Ten. Coll. Filippo Cappellano (Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito), Marina Formica (Università degli Studi di Roma "Tor Vergata"), Giovanni Spagnoletti (Università degli Studi di Roma "Tor Vergata"), Francesco Piva (Università degli Studi di Roma "Tor Vergata"), Enrico Magrelli (CSC-Cineteca Nazionale),  Cristiano Tinazzi (giornalista freelance),  Lucia Ceci (Università degli Studi di Roma "Tor Vergata"), Elena Degrada (Università degli Studi di Milano), Serena Facci (Università degli Studi di Roma "Tor Vergata"), Sarah Presenti (Università degli Studi di Torino), Giovanni Lasi (Cineteca di Bologna), Luca Mazzei e Sila Berruti (Università degli Studi di Roma "Tor Vergata").

La Repubblica

Monday, June 1, 2020

Nasce “Fuoco di Roma” – La storia ed “Il manifesto”


-9 giorni al lancio ufficiale di “Fuoco di Roma”. Gran parte di voi ancora non sapete di cosa si tratta, tuttavia i più curiosi stanno indagando a 360. Per fortuna persino Augusto non sa ancora il quid, per cui vi consiglio di aspettare. Tempo al tempo, saprete di cosa si tratta.

Per cominciare vi chiedo di “likare” la pagina “Fuoco di Roma”, seguire il profilo su Instagram e su Twitter.

Sotto troverai il Manifesto di “Fuoco di Roma”, un condensato della mia storia di vita, lezioni che credo valgono per ogni vivente, sopratutto se sei tra 35-45 anni. Il Fuoco come simbolo di vita, il fuoco come forza interna, il fuoco come volontà di realizzazione, oltre ogni giudizio (attento con la paura del giudizio altrui). Circa il concetto di “Fuoco Vivo”, che ne parlerò a momento opportuno, vi consiglio di prendere un tè con la mia mamma italiana, Maria Bianchi.

RAGAZZI, vi chiedo il massimo di appoggio (Like, Condividi, Consiglia), supportatemi come riuscite, come potrete, come vorrete. Esporsi non è facile, ma è l’unica via per realizzarsi. E chi tra voi, non importa l’età, sente bruciare dentro con il desiderio del cambiamento, sappia che trova in me una spalla.


NASCITA DELL’IDEA

L’idea intorno al @fuocodiroma nasce nel lontano 2004 e diventa uno dei più bei sogni/progetto a lungo messo a tacere dalle mie paure e bisogno di conferme. In quei anni, appena arrivato in Italia, si viveva un altissimo fermento di iniziative tecnologiche e non solo. Al COE/Roma, mia casa, noi fondavamo una delle prime radio online, col nome di “Hakuna Matata”. Il Coe Roma era una fucina perché albergava ed alberga tuttora studenti e volontari provenienti da svariati paesi.

L’iniziativa della radio, fatta con il desiderio di mettersi in contatto con i nostri amici rimasti nei paesi, fu fatta insieme a Roman Ledovski (oggi architetto rinomato ed esimio designer) – mio fratello russo, ed il suo cognato, Alessandro Balestra (mago del coding), ci ha messo in condizioni di lavorare in vari altri progetti, persino in ambito internazionale. Il punto più alto fu Synus Media Lab, una cazzuta agenzia di servizi a 360. Questa è una delle più belle storie, OLTRE LA KIZOMBA, che prima o poi vi racconterò: “Immaginate un angolano, un russo ed un italiano a spasso per Roma”.


DOMANDE FORTI

TORNIAMO A “NOI”. Come vedete, il Lockdown imposto in Europa a causa della Covid-19 mi ha obbligato bruscamente, mi ha costretto silenziosamente a rivedere la mia vita, a farsi una serie infinita di domande, una di esse mi ha messo a terra: quanti anni di “vita forte ed attiva” mi restano, partendo dai fatidici 40 che tra due anni vado compiere? Sapete quale è l’attuale speranza di vita alla nascita in Europa? Per gli uomini, 76,7 anni, invece per le donne 82,9. Cfr: Gov/Salute. Vedete voi.

Sono solito affermare che punto ad arrivare a 120 anni, un desiderio che si basa sui continui sviluppi della tecnologia in ogni settore, ma non si sa mai. Partendo dai dati sulle speranze di vita, tutti noi sui 40 abbiamo circa 30 anni di vita forte, 30 anni di vita attiva e costruttiva, 30 anni circolanti senza bisogno di supporto per andare in bagno. Orbene, come li vogliamo vivere? Con chi vogliamo spendere questo bene senza prezzo? Dove e come li vogliamo assaporare? Sul gruppo appena aperto ne parleremo. Credo che il confronto porti solamente ricchezza, in modo particolare a tutte le generazioni perdute di tanti laureati con lavori sottopagati quando non senza lavoro.

Inoltre, chi tra voi ha figli maschi di circa un anno di età? Come li state educando? Ci sono centinaia di gruppi di donne con figli maschi che si confrontano sui modelli educativi, ma nessuno di solo uomini oppure d’insieme. Noi uomini siamo per davvero creature particolari quando si parla di allevare i figli, forse per questo si afferma che la famiglia è la mamma? Spero di no.

Torniamo a noi. Sono sicuro che già ti sei perso. D’altronde la storia serviva proprio per trasportarti fino a qui. Cos’è, dunque, “Fuoco di Roma”? Già ci arriviamo.


IL METODO

IO, RIPARTO DAI 40. Voglio dire, mi “ri”butto nella mischia per realizzare ogni cosa che ritengo buona, giusta e bella. Potrei fallire, ma almeno avrò la soddisfazione di aver provato ciò in cui credevo.
——-
COSA FARO’? Mi impegno a realizzare ogni sogno sul cassetto.
COME FARO’? Usando due metodi evergreen.

1) Usando il metodo di Warren Buffett, ho buttato giù la lista dei progetti che desidero vedere realizzati in questa vita (siamo a quota 75). Dai 75 elencati, ho scelto 25, e da questi ho selezionato i primi cinque, quelli che non smettono mai di giudicarmi.
2) Prendo la decisione di realizzare uno alla volta, seguendo il metodo (UPV – Un Passo alla Volta). Seguite la mia pagina.
3) Così nasce “Fuoco di Roma”. Il primo passo, quello più difficile.

Giù trovi “Il Manifesto”, le idee guide di ogni cosa sotto il cappello che pian piano vi svellerò.


IL MANIFESTO

ITALIANO | ENGLISH | PORTUGUES

1. Bisogna trovare il coraggio di realizzare i propri sogni
2. Ricominciare sempre che necessario è l’unica strada per la felicità
3. (…)
4. Roma e la sua eterna bellezza ravvivano ogni sogno
5. Le cose non sono mai come appaiono, UPV.
6. Mettici il cuore, il “fuoco dentro” è la chiave di volta
7. Il “noi” è la forza divina sulla terra


1. You have to find the courage to make your dreams come true
2. Always restart when necessary, it’s the only way to the happiness
3. (…)
4. Rome and its eternal beauty makes every dream alive
5. Things never are, like they seem to be, UPV.
6. Put your heart into it, the “fire inside” is the secret of will power
7. “We” is the divine force of the earth.


1. Tenha a coragem de realizar teus sonhos
2. Reinicie sempre que necessário, é o caminho para a felicidade
3. (…)
4. Roma e a sua eterna beleza mantêm vivos todos os sonhos
5. As coisas nunca são como parecem ser, UPV.
6. Mete o coração naquilo que fazes, o “fogo interno” é a tua força infinita
7. O “nós” é a força divina na terra


Lo so, non sei riuscito a capire cos’è “Fuoco di Roma”. Questo dubbio è un bene, vuol dire che continuerai a seguire lo sviluppo della storia. Mancano 9 giorni, nel frattempo, pensaci: quanti anni di vita attiva ti restano? Hai realizzato tutto quello che senti di dovere mettere in essere?

———————-

David Pacavira | Opinion Maker, Dancer, Event Organizer, (…)
– Scrivimi in privato sulla pagina “FUOCO DI ROMA ” 24/24
OPPURE
– M. 0039.391.142.8678
– E: info@pacavira.com
– www.pacavira.com

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